giovedì 15 gennaio 2009

Farmland: un videogioco per imparare

Gentili genitori, gentili insegnanti,
la Commissione europea presenta "Farmland", il primo videogioco interattivo dedicato alla vita degli animali d'allevamento, per accrescere nei più giovani la consapevolezza sulla vita di una fattoria e sulle tappe che portano il prodotto "dalla stalla allo scaffale del supermercato".

Il gioco è rivolto principalmente a bambini tra i 9 e 12 anni, ma anche ai loro genitori e agli educatori, sul tema del benessere degli animali d'allevamento. Polli e galline, maiali, vitelli, mucche, ognuno di questi animali riveste un ruolo importante nella vita di ogni cittadino europeo, come ingrediente fondamentale della catena di produzione alimentare. La loro vita però è spesso sconosciuta, così come i loro bisogni e il loro benessere, con il rischio di trasformarli in semplici prodotti di cui i consumatori europei, specialmente quelli di domani, non conoscono l'origine e le differenti tappe della vita, dalla stalla allo scaffale di un supermercato. Eppure anche loro, e gli allevatori che li curano, hanno i loro problemi. Una stalla per dare del latte di qualità deve essere pulita, i maiali hanno bisogno di qualcuno che stia loro dietro costantemente, le galline poi producono più uova se non vivono sotto stress.

"Farmland", il videogioco on line presentato il 10 novembre a Bruxelles, insegna e allo stesso tempo diverte. Il bambino potrà con un semplice "click" trasformarsi in allevatore di una fattoria modello, curare gli animali, dare loro da mangiare, tenere pulite le stalle per evitare la diffusione di virus e malattie e, una volta portate a termine delle vere e proprie "missioni", trasformarsi in consumatore, andare al supermercato e acquistare prodotti di cui conosce l'origine e le tappe di produzione. Simpatici assistenti virtuali aiuteranno il provetto allevatore, fornendogli informazioni utili sulla vita della fattoria o per migliorare il benessere degli animali.

"L'informazione e la comunicazione contribuiscono in larga misura ad aiutarci nella comprensione del valore degli animali nella nostra società - ha dichiarato il commissario alla sanità, Androulla Vassiliou - Abbiamo il dovere di informare i bambini sull'origine e la produzione dei generi alimentari e di sensibilizzarli riguardo al rispetto nell'utilizzo e nel trattamento degli animali".

Le origini del progetto risalgono al 2004, in piena influenza aviaria. Le immagini trasmesse ai telegiornali di migliaia di polli e altri volatili soppressi per arginare l'epidemia erano state seguite da centinaia di lettere inviate alla Commissione da bambini che chiedevano all'esecutivo di "fare qualcosa per salvare gli animali". Da qui l'idea di sviluppare uno strumento "facile, comprensibile e divertente" per spiegare ai bambini che "esistono delle regole, a livello europeo, per garantire un trattamento umano per gli animali".

Attualmente il gioco è disponibile in 9 lingue (Inglese, Francese, Tedesco, Greco, Spagnolo, Italiano, Olandese, Polacco e Svedese) ed è disponibile sul sito www.farmland-thegame.eu

Fonte: V7-settimanale della veterinaria preventiva
Sabrina Menestrina
Medico Veterinario - ASS4 Medio Friuli

mercoledì 10 dicembre 2008

Che cos'è "OKkio alla SALUTE"?

L’Organizzazione Mondiale della Sanità è molto preoccupata per l’aumento dell’obesità, in particolare fra i bambini: in Europa il numero di bambini in sovrappeso è 10 volte maggiore rispetto a quello degli anni ’70.
“OKkio alla SALUTE” è un progetto che intende valutare nel tempo la frequenza del sovrappeso e dell’obesità dei bambini dai 6 ai 10 anni. E’coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità e, nel 2008, ha visto la partecipazione di 18 regioni italiane.

In Friuli Venezia Giulia sono state selezionate 79 classi terze della scuola primaria (età 8 anni) da una lista fornita dall’Ufficio Scolastico Regionale di cui 25 appartenenti al territorio dell’ASS4 “Medio Friuli”, e 6, in particolare, ai circoli didattici di Udine.

Per raccogliere le informazioni necessarie, ci si è rivolti direttamente ai bambini, ai genitori, agli insegnati e ai dirigenti scolastici.

I bambini hanno risposto a semplici domande sull’alimentazione, sull’attività fisica e sulle attività sedentarie svolte nelle 24 ore precedenti ad esempio: se avevano fatto colazione, che cosa avevano portato per merenda, se avevano visto TV o giocato computer, che attività avevano svolto il giorno precedente; poi, insieme agli operatori sanitari, hanno misurato il proprio peso e l’altezza.

I genitori hanno compilato un questionario sulle abitudini alimentari e di movimento del bambino durante la settimana, fornendo informazioni sugli stili di vita dei propri figli e sulla propria percezione del problema.

I dirigenti scolastici hanno descritto l’ambiente scolastico, le iniziative di educazione alimentare e attività fisica, le opportunità offerte per favorire una sana alimentazione (es. merenda fornita dalla scuola, presenza della mensa).

Gli insegnanti hanno curato la comunicazione con le famiglie descrivendo loro gli obiettivi del progetto, consegnando e ritirando i questionari e preparando gli alunni all’esperienza.
Tutti i dati sono stati rilevati in forma anonima.

Cosa si fa adesso?
La raccolta ha scattato una fotografia del sovrappeso e dell’obesità infantile anche nella nostra Regione, situazione che è stata ufficialmente illustrata nell’incontro tenutosi presso la scuola Tiepolo di Udine il 26 novembre 2008.

Dal confronto con le altre Regioni si rileva che in Friuli Venezia Giulia la percentuale di bambini in sovrappeso è inferiore a quella di altre aree d’Italia: ma non possiamo ritenerci “promossi” perché comunque 1 bambino su 4 presenta questo problema.

Per cercar di migliorare possiamo partire da altre indicazioni emerse da questa indagine, e proseguire condividendo i messaggi e gli atteggiamenti che possono aiutare e sostenere i bambini nell’assumere buone abitudini di vita.

Cristina Schellenberger
Assistente sanitaria

martedì 25 novembre 2008

Riprendiamo il discorso...

Con un po’ di trepidazione ma anche con fiducia rinnoviamo le proposte di dialogo e confronto sui temi ed argomenti riguardanti, in particolare, la salute dei bambini, avanzate con l’attivazione in primavera del Blog “Star bene…in pillole”.
I primi 3 articoli, finora accessibili solo a pochi insegnanti, potranno essere letti e commentati da tutti i genitori, gli insegnanti e i bambini-ragazzi che vorranno accedere al sito retefruts1.blogspot.com.

Saremo capaci di suscitare il vostro interesse, le vostre domande, di rispondere ai vostri dubbi? Ci proveremo cercando di proporvi questioni e “curiosità” attuali, di interesse generale e dal contenuto tecnico-scientifico provato, rendendoci disponibili per un garbato confronto anche sugli argomenti più controversi e partecipando allo scambio di opinioni sui temi che vorrete proporre. Cercheremo di fare informazione “di buona qualità”sulla salute, ma soprattutto di comunicare con voi, per la nostra salute.

Potremo parlare di corretta alimentazione, attività motoria, malattie contagiose dei bambini, ma anche dei rischi per la loro sicurezza e per la loro serenità. Se non sarà possibile direttamente, inoltreremo i quesiti più particolari ad altri operatori sanitari esperti.

Quindi se volete commentare gli articoli già pubblicati o proporre un ulteriore argomento dovrete cliccare su "Commenti". I vostri contributi dovranno essere “firmati” ovvero riportare nome cognome, ruolo (genitore, insegnante, bambino), Scuola e Comune di riferimento, ma potrete chiedere che il vostro intervento venga pubblicato in anonimato. La redazione del Blog si riserva inoltre una valutazione dei testi per garantire un confronto sereno e contenuti pertinenti .


Gli Operatori del Dipartimento di prevenzione dell’Azienda Sanitaria:
Luciano Ciccone – Medico Incaricato per la Promozione della Salute
Paola Corazza – Assistente Sanitaria del Servizio Igiene della nutrizione
Claudia Covazzi - Assistente Sanitaria del Servizio Igiene della nutrizione
Linda Gallo – Medico Incaricato della prevenzione delle malattie infettive
Simonetta Micossi - Assistente Sanitaria per la Promozione della Salute
Manuela Mauro - Dietista del Servizio Igiene della nutrizione
Aldo Savoia - Medico Incaricato per l’Igiene della nutrizione
Cecilia Savonitto – Medico Responsabile del Servizio Igiene degli alimenti e della nutrizione
Cristina Schellenberger – Assistente sanitaria del Servizio Igiene della nutrizione

Collaborano:
Raffaella Pagani - Psicologa del Consultorio Familiare del Distretto Sanitario di Udine
Sabrina Menestrina - Veterinario del Servizio Igiene degli allevamenti

Progetto "Okkio alla salute"

Nello scorso mese di maggio fu realizzato il progetto interministeriale (MIUR e Ministero della Salute), per l’attivazione di un sistema nazionale di sorveglianza sugli stili di vita ed i comportamenti a rischio relativi alla salute in età evolutiva.

Furono selezionate circa 80 classi terze elementari, rappresentative della situazione delle scuole primarie in generale e, grazie alla collaborazione di Dirigenti e maestri, furono raccolte dal personale dell’Azienda Sanitaria preziose informazioni sulle abitudini alimentari, sull’attività fisica e sulla sedentarietà degli alunni.

I risultati dell’indagine saranno presentati
Mercoledì 26 novembre 2008 alle ore 10.00
Aula Magna della Scuola Secondaria di I grado Divisione Julia
Via del Pioppo, 61 – UDINE (ex scuola Tiepolo)

Scarica la locandina (PDF 314kb)


giovedì 3 aprile 2008

Un morso al posto di un... sorso

La sua presenza nella dispensa di casa o nello zainetto, anche solo come riserva, è scontata!!! Ai bimbi e ai ragazzi semplicemente piace, molti genitori ritengono che possa essere nutriente, oltrechè dissetante (—…almeno così mio figlio —beve“ un po‘ di frutta…“). E così almeno un bambino su due beve uno o più succhi di frutta al giorno, o almeno quelle bevande che pensiamo siano succo.

Infatti, se leggiamo l’etichetta e consideriamo il contenuto di uno di questi brik, scopriamo subito che, oltre i nomi di fantasia, si distinguono bevande con diverse denominazioni corrispondenti a ciò che la legge prevede per i produttori, e utile riferimento anche per i consumatori consapevoli. Ad esempio:
  • il succo di frutta è il prodotto costituito da succo di frutta al 100%. Senza trucco e senza inganno, può chiamarsi così anche il prodotto ricostituito con acqua e aromi da succo di frutta concentrato, base della maggior parte dei succhi. Anche se dichiarati senza zucchero, né contengono molto più di un frutto!!
  • il nettare di frutta contiene meno frutta dei succhi: la legge richiede un minimo del 25% per le banane e il 50% per pere e mele. Alla frutta sono così aggiunti acqua, zuccheri e gli additivi. La denominazione —succo e polpa“ , che spesso compare sulle etichette dei nettari, per quanto evocativa (e anche —nettare“ evoca alquanto…) sta solo a significare che il prodotto deriva da purea di frutta, cioè quanto ottenuto setacciando la parte commestibile dei frutti, succo compreso.
    I succhi possono contenere zucchero (in genere fino a un massimo del 10%), ma i nettari ne possono contenere in quantità maggiore (fino al 20%), presentando un apporto calorico non trascurabile e un minore contenuto di vitamine e minerali rispetto ai succhi. Entrambe queste tipologie non possono contenere coloranti né conservanti in genere, con l‘eccezione di alcuni additivi consentiti, acidificanti e antiossidanti peraltro guardati con poco sospetto, trattandosi di sostanze che, per quanti di sintesi, sono di norma già presenti nella frutta fresca.
  • le bibite o bevande —alla frutta“ o —a base di succo di frutta“ devono contenere almeno il 12 per cento! Il resto è acqua, zucchero, anidride carbonica per le bollicine, aromi, e, queste sì, coloranti, conservanti. Provate a diluire a questi livelli la spremuta fatta in casa: di cosa sa? Queste bevande sono un concentrato di calorie: pensate che in un bicchiere da 200 ml di —aranciata“ (così come nelle bibite alla cola) c‘è l‘equivalente di 3-4 bustine di zucchero… In commercio esistono poi —bevande alla frutta“ che contengono percentuali più alte (anche 80%) di frutta, ma zeppe di aromi, conservanti o coloranti.
  • Infine le bevande al gusto di… contengono una quantità di frutta inferiore al 12 per cento, e a ricordarne la presenza… virtuale, sono rimasti di solito esclusivamente l‘aroma e il colore. Sono le bibite —Orange“ o —Lemon“ cioè al gusto di… e basta.
E allora?

Noi suggeriamo di limitare il consumo di questi prodotti, sostituendoli con spremute o veri succhi di frutta (occhio all‘etichetta!). Ma succhi o (peggio) bevande a base di frutta non possono e non devono sostituire la frutta fresca, né sostituire l‘acqua in occasione degli spuntini del mattino o del pomeriggio.

La quantità di zuccheri che contengono corrisponde a più della metà dello zucchero che dovremmo consumare in un giorno, cosicchè, per non esagerare, dovremmo ridurre il consumo di altri alimenti zuccherati. Oltre a ciò, senza parlare di additivi o aromi, gli zuccheri aggiunti tendono a modificare la percezione del gusto dei bambini, abituandoli a sapori omogeneizzati e aumentandone sempre più il desiderio smodato di dolci, con le conseguenze che facilmente possiamo immaginare (e molti di noi sperimentano a casa…).

Se si aggiunge poi che delle vitamine originarie nei —succhi“ resta il 20-30%, si comprende come vada incoraggiato in tutti i modi il consumo di frutta fresca di stagione -da parte dei nostri ragazzi, proponendola con un… sano esercizio di fantasia (macedonie, frullati, spremute, frutta secca, frutta con la buccia, senza…).

Cecilia Savonitto, Aldo Savoia
Dipartimento di prevenzione
ASS n°4"Medio Friuli"

mercoledì 2 aprile 2008

Ma perché i bambini hanno tanta paura di farsi male…

I bambini hanno paura di farsi male perché noi adulti abbiamo paura che si facciano male. Potrebbe sembrare una considerazione banale, ma se prestiamo attenzione alle nostre parole scopriamo che i bambini vengono avvertiti, minacciati, pregati di non farsi male.

I genitori hanno figli sempre più frequentemente non in giovane età e, se da un lato questo potrebbe corrispondere ad una loro maggiore maturità, dall’altro è spesso causa di un’aumentata fragilità.

I bambini sono diventati un grande “investimento” da proteggere sin prima della nascita. I molti, talvolta troppi, esami fatti durante la gravidanza inducono pensieri di perfezione, di sacralità; il bambino che nasce è così un bellissimo bicchiere di cristallo che va tutelato entro i limiti massimi delle nostre possibilità. Preveniamo le sue, e nostre sofferenze, lo mettiamo in guardia continuamente: “stai attento che ti fai male”, “non toccare che è pericoloso”, “faccio io che tu ti puoi far male”, “ecco, vedi…te l’avevo detto che ti saresti fatto male !!” . Accade così che la prima e più frequente reazione dell’adulto di fronte a una caduta del bambino, a un ginocchio sbucciato, a una piccola ferita, sia quella del rimprovero e, successivamente, quella della negazione del dolore stesso del bambino “su, su che non ti sei fatto niente!!”, o dell’eccessiva consolazione.

I nostri timori impediscono quindi al bambino di fare quelle esperienze spontanee, che possono aiutarlo a misurare la coordinazione del suo corpo, e a conoscere le sue potenzialità istintive di guardarsi dai pericoli, e quelle di gestione del dolore. Correre scalzi su un prato, salire su un albero, fare la lotta con un amico, mordere per poi baciare, e tanto altro, sono diventate attività proibite. Il bambino allora deve imprigionare la sua vitalità, la sua energia in attività strutturate e permesse dagli adulti, in luoghi sicuri che tutelano i timori degli adulti e dove, spesso, una delle regole madri è: “Non ci si deve e non si deve far del male”.

A questo proposito non è inusuale, anche quando i piccoli sono all’Asilo Nido, che tra genitori ci sia uno scambio di rimproveri quando il figlio dell’uno ha fatto male al figlio dell’altro. E i bambini ascoltano e imparano a vivere il proprio corpo come oggetto prezioso, intoccabile, da proteggere per salvaguardare non solo e non tanto la loro serenità, ma quella di mamma e papà.

Accade così che il bambino teme la possibilità di farsi del male sia perché sempre più spesso il dolore è uno sconosciuto, sia perché sa che potrebbe incorrere nel rimprovero dell’adulto o, peggio ancora, di poter essere responsabile della sofferenza dell’adulto. La frase: “Che paura mi hai fatto prendere !!, non ti rendi conto che avresti potuto farti del male !! “, esce spontanea ed è sollievo e minaccia. I bambini hanno bisogno di noi, hanno bisogno di sentirci sereni, soddisfatti della loro esistenza: la preoccupazione di procurarci sofferenza è grande e va evitata.

E così le nostre paure, l’ irritazione che proviamo per chi è causa di queste o del nostro dolore, la sempre più scarsa capacità di tollerare il dolore dei bambini e di consolarli, unite alla scarsa esperienza del dolore fisico, rende i bambini preoccupati, talvolta angosciati, rispetto all’ incolumità fisica del proprio corpo.

Raffaella Pagani
Psicologa
Consultorio familiare del Distretto di Udine
ASS n°4”Medio Friuli”

venerdì 14 marzo 2008

Occhio al pidocchio!

I pidocchi sono un'infestazione della testa molto comune. Sebbene non abbia conseguenze per la salute, spesso è all’origine di preoccupazione tra i genitori e gli insegnanti, preoccupazione che si trasmette ai bambini, fino a ritenere che debbano essere isolati. La pediculosi non è segno di scarsa igiene e può colpire tutti. Infatti, i pidocchi passano da una persona all’altra per contatto diretto oppure attraverso lo scambio di vestiti o altri oggetti personali, come cuscini, cappelli, sciarpe o pettini. È questo il motivo per cui la diffusione all’interno della famiglia e nella scuola avviene con facilità. Per evitare o limitare questo problema è necessaria una vera collaborazione tra insegnanti, genitori e operatori sanitari.

Una delle cose più difficili è riconoscere le uova dei pidocchi: perciò se si impara a farlo è importante per risolvere il problema. Le uova sono di colore bianco-grigiastro, hanno una forma a pinolo e sono lunghe circa 1 mm. Si trovano attaccate alla radice dei capelli in genere della nuca e intorno alle orecchie. A volte può essere difficile differenziare le uova del pidocchio dalla forfora che però scivola via facilmente dal fusto del capello.

Per i genitori, un modo semplice per non avere sorprese è quello di controllare, in ogni occasione (2 volte alla settimana) in cui lavano la testa ai bambini, se vi sono uova alla base dei capelli.
E se sono gli insegnanti i primi ad accorgersi che un bambino ha questo problema, allora chiederanno ai genitori di adottare le cure più opportune per il loro figlio.
L’importante è non preoccuparsi troppo e avviare il trattamento, se necessario, dopo un accurato controllo, anche degli altri familiari. La cura consiste nell’uso di prodotti insetticidi. In commercio esistono molti prodotti formulati come shampoo, lozioni, gel. Il pettine a denti fitti è un altro mezzo essenziale per eliminare le uova e i pidocchi uccisi dall'insetticida. In genere è necessaria una seconda applicazione di insetticida 7-10 giorni dopo la prima, per uccidere i pidocchi nati dalle uova schiuse dopo il primo trattamento. Pettini e spazzole dovrebbero essere lavati con acqua calda, aggiungendo eventualmente shampoo antiparassitario, e lasciati a bagno in una bacinella.
Per sicurezza, lenzuola, federe, asciugamani o quant’altro possa essere venuto a contatto con parassiti o con le loro uova, dovrebbero essere passati in lavatrice, utilizzando il ciclo a 60°C.

Va infine rilevato che non esistono prodotti in grado di impedire al pidocchio infestare una persona anche se in commercio vi sono dei prodotti che si definiscono tali. È quindi inutile cercare e usare questi prodotti pensando di poter evitare il problema. L’unico modo per tenere sotto controllo la situazione è effettuare, sia a casa che a scuola, le normali pulizie quotidiane anche in corso di infestazione: non è infatti necessario, anzi può essere nocivo, usare insetticidi negli ambienti per eliminare i pidocchi.

Dr.ssa Linda Gallo
Dipartimento di Prevenzione
ASS n°4”Medio Friuli”